MERZOUGA
(Marocco)
Proprio al cospetto di queste dune, cosi uniche, cosi imponenti,
si rafforzò una bella amicizia. Ora sono qui seduto davanti
e inevitabilmente i ricordi affiorano dalla mia mente.
All’ Atlas Rallye del 1998 non mi era andata
molto bene. A metà della terza tappa, non lontano da Midelt,
un crepaccio non visto per la polvere mi sorprese in un momento
di relax mentre ero seduto sulla sella del mio XR. Superato il
grande timore iniziale mio e della equipe medica per la mia colonna
vertebrale fui consigliato “gentilmente” all’abbandono
della corsa.
Il giorno successivo il rallye raggiunse Merzouga ove io arrivai
in jeep grazie alla cortesia di Silvano Marchino.
Per la prima volta della mia vita vidi l’ Erg Chebbi
e capii che questo angolo della terra aveva qualcosa di speciale.
Ma mai avrei immaginato che parecchi anni dopo ne sarei stato
adottato.
Fabrizio col su XR alla Dakar del 93 |
Il secondo giorno dopo l’ infortunio
la mia schiena andava decisamente meglio. Per fortuna si era trattato
solo di una forte botta. Nel bivacco ai piedi delle dune guardavo
con cupidigia quelle splendide formazioni di sabbia e con altrettanta
tristezza la mia moto sul carrello della Axiver Italia
di Toni Mori.
La moto era in ordine.
Qualcuno mi lesse nel pensiero ed avvicinandosi mi disse: “cheffai
tu qui ? Se io avessi la possibilità chiederei un bidone
da ducento litri di benzina e un po d’acqua, e finacchè
non avessi finito la benzina non mi fermerei” .
. . “Andiamo . . giù, scarica
codesta moto e vatti a divertire” A nulla valse
la ragione che gli feci di avere un’ernia discale “Chevvoi
chessia ? Io n’ho due. Faccio ginnastica e quando si fanno
sentire un po più vado dal mio massaggiatore che mi stira
per benino, evvia".
Fabrizio aveva la capacità di darti la carica come nessun
altro. Un gigante con l’entusiasmo di un adolescente. Con
la moto via via sfidai le dune sovrapposte fino a conquistare
la cima più alta e di lassù ammirare il formicaio
del bivacco del rallye, macchia brullicante in un paesaggio mozzafiato.
Già a quel tempo Meoni era diventato Meoni. Non “poteva”
più occuparsi della propria moto e al pomeriggio passava
il suo tempo a commentare con gli altri italiani le vicende di
giornata. Incontrandomi mi disse “t’hovvisto oggi
lassù eh ! che mi facevi anche invidia”
Passammo un po’ di tempo a parlare di molte cose. Fabrizio
era a volte un fiume in piena. Scoprimmo di avere la stessa età
ma ci tenne a precisare che essendo nato il 31 dicembre era più
giovane lui.
Ci conoscevamo da tempo; dall’ Elba 500 del 92
quando fu penalizzato per avere anticipato un controllo orario,
cosa che gli rimase nel gozzo e per la quale combattè aspramente.
Ci si incontrava ad ogni rally importante, lui conquistava sempre
più grande popolarità, ma senza mai ostentare compiacimento.
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Al
Rally dei Faraoni alla guida della sua creatura
la 950 |
Io e Fabrizio avevamo un rapporto speciale
perchè lui era speciale nel far sentire ognuno di noi un
privilegiato, un amico. Una memoria elefantiaca in grado di ricordare
nomi; episodi, particolari, con estrema facilità.
La stessa leggendaria capacità di memorizzare una quantità
enorme di informazioni del Road Book che gli consentiva di usare
il supporto all’orientamento solo per delle episodiche conferme.
Nei ritrovi serali aveva raramente soddisfazione quando interrogava
noi, gli “altri” italiani, su come avevamo gestito
il tal passaggio o la tale difficoltà. Lui ti ripeteva
tutti i dettali delle note di cui parlava, CAP, waypoint, particolari
dei disegni, ma nessuno di noi era in grado onestamente rispondere
con cetezza. Se ne restava incredulo per le nostre espressioni
ebeti.
Sempre in Marocco mi disse che era stato invitato a partecipare
al Rally di Sardegna ma che era in dubbio se
accettare perchè gli impegni che lo tenevano lontano da
casa cominciavano a sommarsi. Gli dissi che la sua celebrità
ora rappresentava anche una grande responsabilità verso
tutti coloro che da casa seguivano le sue gesta e sognavano di
guidare una moto nel deserto. Essere presente in una manifestazione
nazionale significava un grande riconoscimento per gli appassionati
di tutti i giorni che per una volta potevano schierarsi alla partenza
di un rally a fianco di una leggenda.
Scambio
di complimenti con il suo grande avversario: Richard Sainct |
Una
foto che mio fratello Paolo custodisce come una reliquia
(dietro Arcarons e nascosto Kinigardner) |
Ora rappresentava un patrimonio della nostra
disciplina. Miacoltava con quella sua espressione a volte preoccupata.
Iniziò una buona amicizia. Gli scrivevo con penna e carta
ad ogni suo grande successo. Sapevo che Fabrizio non era molto
incline a usare internet e computer cosicchè questa forma
tradizionale di comunicare mi permise di esprimere sia le mie
congratulazioni ma anche dei modesti richiami al ruolo che andava
assumendo verso tutti noi.
Mi rispondeva di persona ad ogni nuovo incontro.
L’ultima volta che potemmo parlare
un po’ fu nel 2003 in occasione di una sua venuta in Piemonte.
Io avevo smesso con le gare. Lui stava progettando il dopo. Mi
ricordo che mi raccontava dei progetti che aveva per una vita
tranquilla. Mi spiegava che con sua moglie mai avevano pensato
di fare i ricchi con doppie auto o case al mare. Vivevano
una vita semplice e non cercavano altro che la serenità
famigliare. L’unica cosa alla quale ci teneva veramente
era di proseguire l’attività di viaggi nel deserto
intrapresa da tempo con Giorgio La Cava.
L'ultimo
incontro nel 2003 (io vicino a Fabrizio, più a sx
Andrea e Gio Sala con la mano ingessata) |
La cosa che mi fece molta impressione alla
sua morte fu la popolarità e la stima di livello internazionale
che godeva il nostro gigante. Per parecchio tempo dopo quel tragico
2005 appassionati di rallye ma anche gente comune di Spagna;
Francia, Germania, Austria, Marocco,
volle esternare a me, molto indegno rappresentatnte italiano,
la commozione, il dispiacere per una si grave perdita. Fabrizio
aveva accomunato e messo d’accordo tutti, anche i francesi;
che ancor più degli altri hanno celebrato le sue gesta
Ancor oggi non penso a Fabrizio motociclista.
Penso ad un Lorence d’Arabia o a un Saint Exupery che con
le sue imprese avrebbe entusiasmato la mia fantasia di ragazzo,
che mi avrebbe fatto sognare di essere come lui, impavido e fiero
cavaliere.
Che mi ha fatto sognare seppur adulto di emulare le sue imprese.
Ed è così che mi piace ricordarlo come un personaggio
dei racconti che continua a cavalcare il suo destriero eterno.