FABRIZIO MEONI,
un personaggio dei racconti
(
di G.Ferri )
Sono passati 4 anni dalla sua scomparsa. Sono ancora molte le persone che conservano vivo il suo ricordo. Una figura che ha lasciato il segno del suo passaggio in maniera indelebile. Io ho pensato molte volte di scrivere della nostra amicizia ma mi ci è voluto del tempo prima di arrivare a farlo e non so perchè.
 

MERZOUGA (Marocco)
Proprio al cospetto di queste dune, cosi uniche, cosi imponenti, si rafforzò una bella amicizia. Ora sono qui seduto davanti e inevitabilmente i ricordi affiorano dalla mia mente.
All’ Atlas Rallye del 1998 non mi era andata molto bene. A metà della terza tappa, non lontano da Midelt, un crepaccio non visto per la polvere mi sorprese in un momento di relax mentre ero seduto sulla sella del mio XR. Superato il grande timore iniziale mio e della equipe medica per la mia colonna vertebrale fui consigliato “gentilmente” all’abbandono della corsa.
Il giorno successivo il rallye raggiunse Merzouga ove io arrivai in jeep grazie alla cortesia di Silvano Marchino. Per la prima volta della mia vita vidi l’ Erg Chebbi e capii che questo angolo della terra aveva qualcosa di speciale. Ma mai avrei immaginato che parecchi anni dopo ne sarei stato adottato.


Fabrizio col su XR alla Dakar del 93

Il secondo giorno dopo l’ infortunio la mia schiena andava decisamente meglio. Per fortuna si era trattato solo di una forte botta. Nel bivacco ai piedi delle dune guardavo con cupidigia quelle splendide formazioni di sabbia e con altrettanta tristezza la mia moto sul carrello della Axiver Italia di Toni Mori.
La moto era in ordine.
Qualcuno mi lesse nel pensiero ed avvicinandosi mi disse: cheffai tu qui ? Se io avessi la possibilità chiederei un bidone da ducento litri di benzina e un po d’acqua, e finacchè non avessi finito la benzina non mi fermerei” . . . “Andiamo . . giù, scarica codesta moto e vatti a divertire” A nulla valse la ragione che gli feci di avere un’ernia discale “Chevvoi chessia ? Io n’ho due. Faccio ginnastica e quando si fanno sentire un po più vado dal mio massaggiatore che mi stira per benino, evvia".
Fabrizio aveva la capacità di darti la carica come nessun altro. Un gigante con l’entusiasmo di un adolescente. Con la moto via via sfidai le dune sovrapposte fino a conquistare la cima più alta e di lassù ammirare il formicaio del bivacco del rallye, macchia brullicante in un paesaggio mozzafiato.
Già a quel tempo Meoni era diventato Meoni. Non “poteva” più occuparsi della propria moto e al pomeriggio passava il suo tempo a commentare con gli altri italiani le vicende di giornata. Incontrandomi mi disse “t’hovvisto oggi lassù eh ! che mi facevi anche invidia”
Passammo un po’ di tempo a parlare di molte cose. Fabrizio era a volte un fiume in piena. Scoprimmo di avere la stessa età ma ci tenne a precisare che essendo nato il 31 dicembre era più giovane lui.
Ci conoscevamo da tempo; dall’ Elba 500 del 92 quando fu penalizzato per avere anticipato un controllo orario, cosa che gli rimase nel gozzo e per la quale combattè aspramente. Ci si incontrava ad ogni rally importante, lui conquistava sempre più grande popolarità, ma senza mai ostentare compiacimento.


Al Rally dei Faraoni alla guida della sua creatura
la 950

Io e Fabrizio avevamo un rapporto speciale perchè lui era speciale nel far sentire ognuno di noi un privilegiato, un amico. Una memoria elefantiaca in grado di ricordare nomi; episodi, particolari, con estrema facilità.
La stessa leggendaria capacità di memorizzare una quantità enorme di informazioni del Road Book che gli consentiva di usare il supporto all’orientamento solo per delle episodiche conferme.
Nei ritrovi serali aveva raramente soddisfazione quando interrogava noi, gli “altri” italiani, su come avevamo gestito il tal passaggio o la tale difficoltà. Lui ti ripeteva tutti i dettali delle note di cui parlava, CAP, waypoint, particolari dei disegni, ma nessuno di noi era in grado onestamente rispondere con cetezza. Se ne restava incredulo per le nostre espressioni ebeti.
Sempre in Marocco mi disse che era stato invitato a partecipare al Rally di Sardegna ma che era in dubbio se accettare perchè gli impegni che lo tenevano lontano da casa cominciavano a sommarsi. Gli dissi che la sua celebrità ora rappresentava anche una grande responsabilità verso tutti coloro che da casa seguivano le sue gesta e sognavano di guidare una moto nel deserto. Essere presente in una manifestazione nazionale significava un grande riconoscimento per gli appassionati di tutti i giorni che per una volta potevano schierarsi alla partenza di un rally a fianco di una leggenda.


Scambio di complimenti con il suo grande avversario: Richard Sainct

Una foto che mio fratello Paolo custodisce come una reliquia (dietro Arcarons e nascosto Kinigardner)

Ora rappresentava un patrimonio della nostra disciplina. Miacoltava con quella sua espressione a volte preoccupata.
Iniziò una buona amicizia. Gli scrivevo con penna e carta ad ogni suo grande successo. Sapevo che Fabrizio non era molto incline a usare internet e computer cosicchè questa forma tradizionale di comunicare mi permise di esprimere sia le mie congratulazioni ma anche dei modesti richiami al ruolo che andava assumendo verso tutti noi.
Mi rispondeva di persona ad ogni nuovo incontro.

L’ultima volta che potemmo parlare un po’ fu nel 2003 in occasione di una sua venuta in Piemonte. Io avevo smesso con le gare. Lui stava progettando il dopo. Mi ricordo che mi raccontava dei progetti che aveva per una vita tranquilla. Mi spiegava che con sua moglie mai avevano pensato di fare i ricchi con doppie auto o case al mare. Vivevano una vita semplice e non cercavano altro che la serenità famigliare. L’unica cosa alla quale ci teneva veramente era di proseguire l’attività di viaggi nel deserto intrapresa da tempo con Giorgio La Cava.

 


L'ultimo incontro nel 2003 (io vicino a Fabrizio, più a sx Andrea e Gio Sala con la mano ingessata)

La cosa che mi fece molta impressione alla sua morte fu la popolarità e la stima di livello internazionale che godeva il nostro gigante. Per parecchio tempo dopo quel tragico 2005 appassionati di rallye ma anche gente comune di Spagna;

Francia, Germania, Austria, Marocco, volle esternare a me, molto indegno rappresentatnte italiano, la commozione, il dispiacere per una si grave perdita. Fabrizio aveva accomunato e messo d’accordo tutti, anche i francesi; che ancor più degli altri hanno celebrato le sue gesta

Ancor oggi non penso a Fabrizio motociclista. Penso ad un Lorence d’Arabia o a un Saint Exupery che con le sue imprese avrebbe entusiasmato la mia fantasia di ragazzo, che mi avrebbe fatto sognare di essere come lui, impavido e fiero cavaliere.
Che mi ha fatto sognare seppur adulto di emulare le sue imprese.
Ed è così che mi piace ricordarlo come un personaggio dei racconti che continua a cavalcare il suo destriero eterno.

  • Sono ancora qui, Fabrizio.
    Ho la fortuna di scalare spesso le dune dell’ Erg Chebbi con dei buoni amici
    e sono sicuro che qui, da qualche parte in mezzo alle dune,
    c’è un bidone di benzina da ducento litri.

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